Accordo tra Arcobaleno ONLUS e Istituto Superiore Sanita’

ABSTRACT

L’autofagia e la sua regolazione rappresentano un’innovativa opportunità terapeutica, come anche suggerito dalla recente letteratura scientifica e dal fatto che il premio Nobel per la Medicina del 2016 sia stato assegnato al Dr. Y. Ohsumi. E’ infatti noto che i nuovi approcci terapeutici, più focalizzati ed efficaci, sono basati su trattamenti sempre più selettivi e capaci di discriminare le cellule tumorali risparmiando le cellule sane.

L’autofagia è un processo metabolico che consente ad una cellula di operare una sorta di “riciclaggio differenziato dei rifiuti” (organelli senescenti, membrane, proteine, acidi nucleici, ecc.) trasformando i prodotti di degradazione cellulare in “fonti energetiche alternative”. In special modo le cellule tumorali sono in grado, attraverso l’autofagia, di sopravvivere e moltiplicarsi, e anche l’acquisizione della resistenza ai farmaci può essere, almeno in parte, correlata con l’autofagia. La modulazione di questo processo nelle cellule tumorali può quindi rappresentare una strategia terapeutica innovativa, efficace e selettiva.

Obiettivi

Capire nel dettaglio quali siano i meccanismi e le componenti molecolari coinvolti nel processo autofagico delle cellule tumorali offre la possibilità di sperimentare farmaci in grado di inibire la crescita tumorale e/o di sensibilizzare le cellule all’azione dei chemioterapici proprio modulando l’autofagia.

I nostri studi prevedono l’analisi del processo autofagico sia come marcatore di progressione tumorale o di risposta alla terapia, sia come possibile target terapeutico innovativo. I principali obiettivi delle nostre ricerche sono: 1. Approfondire le conoscenze sui meccanismi di base del processo autofagico in cellule normali e tumorali; 2. Verificare la possibilità di utilizzare alcuni marcatori biochimici dell’autofagia come biomarcatori di progressione della malattia e/o di risposta alla terapia; 3. Verificare la possibilità di modulazione farmacologica dell’autofagia per regolare il destino cellulare durante la terapia o, in altre parole, utilizzare il macchinario biochimico autofagico come bersaglio terapeutico.

Il fine ultimo e’ togliere risorse metaboliche alle cellule che ne hanno piu’ bisogno: le cellule tumorali.

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